Anno 7, giugno 2007, n.2

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RAPPORTO DI DUE ORGANIZZAZIONI ISRAELIANE PER I DIRITTI UMANI, SULLA SITUAZIONE DEI DETENUTI PALESTINESI
      

     L'organizzazione israeliana per i diritti umani “Bitsilm” ha pubblicato, il 06/05/2007, in collaborazione con il Centro di difesa dell’individuo “Homokid”, un preoccupante rapporto sulla pratica della tortura da parte dei servizi di sicurezza israeliani sui palestinesi detenuti nelle carceri e negli istituti di detenzione, nonché sui numerosi ostacoli che paralizzano il decorso della vita nei territori palestinesi.

Il rapporto mette in evidenza le atrocità e le violazioni dei diritti umani commesse dai servizi di sicurezza israeliani negli istituti di detenzione e nelle carceri segrete. Tali atti osceni non hanno suscitato alcuna reazione presso l’opinione pubblica di alcuni paesi, nel contempo si moltiplicano invece gli appelli e le richieste per la liberazione dei tre soldati israeliani prigionieri!

Nel suddetto rapporto vengono descritti i metodi adottati dall’apparato israeliano per la sicurezza pubblica “Shabak” (servizi informativi), sulla base della testimonianza di 73 Palestinesi interrogati tra luglio 2005 e marzo 2006. Tali metodi definiti “vergognosi” consistono nella stragrande maggioranza dei casi nell’isolamento completo dei detenuti durante lo svolgimento degli interrogatori, accompagnato da diversi tipi di tortura atti all’indebolimento fino al crollo psicofisico, come la legatura prolungata dei prigionieri a sedie e in posizioni dolorose, le umiliazioni, gli insulti, la violenza fisica e la sottoposizione all’insonnia per lunghi periodi…

     Le organizzazioni israeliane per i diritti dell’uomo, “Bitsilm” e “Homokid”, hanno chiesto al governo israeliano di rispettare le regole sancite dalla legge internazionale in materia, attraverso il divieto totale dell’uso della tortura e la punizione dei colpevoli di tali atti.

RIASSUNTO DEL RAPPORTO:

negli ultimi anni Israele ha ammesso ufficialmente che gli inquirenti dell’apparato informativo per la sicurezza pubblica (Shabak) adottano mezzi inquisitori singolari usando la pressione fisica nei confronti dei detenuti palestinesi.

L’organizzazione “Bitsilm” e il Centro “Homokid” di difesa dell’individuo hanno preso in esame i mezzi inquisitori adottati e molte altre procedure vietate.

A) Quadro giuridico

La legge internazionale vieta totalmente la tortura e i maltrattamenti e non viene concesso a nessun Paese di trasgredire a questo divieto, neanche nelle circostanze straordinarie della lotta contro il terrorismo. La responsabilità, in caso di trasgressione, non ricade solamente sul Paese, ma anche sui trasgressori stessi che devono rispondere dei loro misfatti dinanzi alla giustizia dei propri Paesi oppure all’estero.

La Corte Suprema di Giustizia in Israele, ha dichiarato, nella sentenza emanata nel settembre 1999, che il dispositivo “Shabak” non è legalmente autorizzato ad usare mezzi fisici di tortura nei confronti degli inquisiti e malgrado le pressioni esercitate – sino ad un certo punto –siano considerate, secondo questa sentenza, lecite e che vengono adottate esclusivamente per motivi dettati da necessità inquisitoria e non come mezzo di umiliazione degli inquisiti, si fa presente che tutti gli inquirenti dell’apparato di sicurezza “Shabak” che abbiano maltrattato e torturato coloro che sono stati inquisiti, godono di protezione e non vengono mai chiamati in causa dalla giustizia; ciò è in contraddizione con l’essenza della legge internazionale che non ammette deroghe né eccezioni in materia di maltrattamento e tortura.

B) Il principio delle inquisizioni dell’apparato Shabak è contraddistinto da 7 principali capisaldi che toccano in modo più o meno accentuato la dignità degli inquisiti:

    1. l’isolamento e il divieto di incontri del detenuto sia con il proprio difensore sia con il rappresentante della Croce Rossa.
    2. condizioni della detenzione come mezzo di pressione psicologica : isolamento in una cella asfissiante e maleodorante.
    3. condizioni della detenzione come mezzo di indebolimento del corpo: divieto di attività fisiche, disturbo durante il sonno e cibo non idoneo.
    4. posizione del fantasma: gli arti inferiori e superiori del detenuto vengono legati alla sedia in maniera dolorosa e continua.
    5. umiliazioni, insulti, perquisizioni in stato di nudo integrale, urla, sputi e affini.
    6. minacce di ricorso alla dura violenza fisica e all’arresto dei familiari etc…
    7. rientro in possesso delle informazioni con l’ausilio dei collaboratori. Questa pratica in sé non è accompagnata dalla tortura, tuttavia il suo perseguimento si basa sulla tortura dei prigionieri prima di usarla.

C) Oltre i mezzi tradizionali, gli inquirenti dell’apparato “Shabak” ricorrono a mezzi speciali la maggior parte dei quali consiste nell’uso della violenza fisica. Testimoni diretti hanno descritto sette di queste procedure:

    1. insonnia per una durata superiore all’intera giornata
    2. dura violenza fisica
    3. uso doloroso delle manette, a volte fino all’arresto della circolazione del sangue
    4. strattonamento brusco del corpo in avanti che causa sofferenza e dolore ai polsi legati ad una sedia.
    5. piegamento della testa ai lati e indietro, attraverso la presa dolorosa del mento o la spinta con il palmo della mano.
    6. posizione della rana (costrizione del detenuto ad accovacciarsi sulla punta delle mani) accompagnata da spinte.
    7. posizione della banana: piegamento del corpo del detenuto ad arco sulla sedia, senza sostegno.

Nel rapporto, si afferma che tutti questi metodi sono considerati chiaramente come mezzi di tortura vietati dalla legge internazionale.

Mezzi di Copertura israeliana

I maltrattamenti e la tortura commessi dagli inquirenti dello “Shabak” e dai soldati nei confronti dei detenuti palestinesi, vengono coperti e insabbiati dal dispositivo di attuazione della legge in Israele e, benché dal 2001 siano state presentate più di 500 denunce alla Procura Generale riguardo ai maltrattamenti subiti dai detenuti ad opera dello “Shabak”, non è stata intrapresa una sola azione né si è aperta al riguardo alcuna inchiesta.

L’apparato di sicurezza gode, nella fattispecie delle inquisizioni, di un sostegno assoluto della Corte Suprema che fa da sigillo ermetico nei confronti delle direttive che regolano la detenzione dei prigionieri in isolamento totale.

D) Raccomandazioni

Alla luce dei risultati e delle indagini svolte, le organizzazioni per i diritti umani, “Bitsilm” e “Homokid”, hanno chiesto al governo israeliano di intraprendere i seguenti passi:

    1. ordinare all’apparato “Shabak” la cessazione immediata e totale dell’uso di tutti quei mezzi che mettano in pericolo l’integrità psicofisica dei detenuti.
    2. attivarsi per istituire una legislazione che vieti severamente la tortura e i maltrattamenti e di revocare la copertura a favore dei funzionari ufficiali ce sono stati sospettati di aver commesso tali delitti.
    3. aprire inchieste riguardo a tutte le denunce presentate dalle vittime di maltrattamento, che un organo neutrale accerti le responsabilità dei colpevoli e che questi vengano consegnati alla giustizia.
    4. documentare le inquisizioni dei servizi informativi con videoregistrazioni e consentire l’accesso ai centri di inquisizione a organismi esterni neutrali tra i quali il delegato delle Nazioni Unite contro la tortura.
    5. assicurare a livello legislativo ed effettivo, un minimo di condizioni umane ad ogni detenuto ed abrogare le direttive speciali che consentono la discriminazione contro i detenuti di sicurezza.
    6. revocare l’ordine militare che consente allo “Shabak” di vietare gli incontri tra il detenuto e il suo difensore ed applicare ai detenuti palestinesi, le norme di legge sulle detenzioni in vigore in Israele.
    7. assicurare alla giustizia i soldati che hanno commesso abusi sui prigionieri palestinesi.

D’altro canto, il Relatore del Comitato dei Prigionieri nel Consiglio Legislativo Aissa Krakaa, ha affermato che la situazione nelle carceri israeliane è diventata molto difficile e che i prigionieri, molti dei quali in cella di isolamento da oltre 5 anni, si apprestano ad iniziare uno sciopero della fame a tempo indeterminato, a causa della politica dell’amministrazione carceraria israeliana nei loro confronti. Karkaa ha inoltre riferito che l’amministrazione carceraria è ben consapevole dello stato deplorevole in cui si trovano i prigionieri e che proverà a stroncare e vanificare ogni tentativo di sciopero della fame che verrà intrapreso.

La Lega degli Stati Arabi, nell’affermare la sua preoccupazione per le pessime condizioni dei prigionieri e dei detenuti palestinesi e arabi nelle carceri dell’occupazione israeliana, lancia un appello alla Croce Rossa affinché effettui visite ai prigionieri e faccia in modo di alleviare le loro sofferenze e quelle dei loro familiari. La Lega degli Stati Arabi chiede inoltre di accelerare l’operazione di scambio dei prigionieri visto che, fra i prigionieri e i detenuti palestinesi vi sono bambini, donne e malati.